
Chi influenza gli influencer?
Il 10 novembre 2022 viene organizzato il primo “Influence day“, evento interamente dedicato all’influence marketing. Con la presenza di Elif.Sofi.Twins i primi “gemelli virtuali influencer”!
Tutti noi siamo più portati ad acquistare un prodotto quando ce lo consiglia qualcuno che conosciamo e di cui ci fidiamo. Questo significa che in fondo il passaparola è ancora il re incontrastato nel mondo del marketing. E da un certo punto di vista è anche la forma più etica di pubblicità: se chi sta utilizzando un prodotto ne parla bene, probabilmente il prodotto è buono. Se conosco qualcuno che lo usa, posso fargli delle domande, capire se è veramente la cosa che fa per me. Il messaggio si basa cioè sulla fiducia.
Il discorso cambia se il personaggio in questione è una celebrità, qualcuno quindi che non conosco personalmente, a cui non posso far domande e che propone un prodotto (evidentemente) perché è pagato per farlo. Questi sono i cosiddetti testimonials, che hanno imperversato nelle campagne pubblicitarie sin dagli anni del boom economico.
L’evoluzione dei mezzi di comunicazione ha avuto il suo più grande giro di boa con il boom dei social network. Nati come strumenti di contatti tra privati, si sono però sviluppati rapidamente sul piano tecnologico, in modo da divenire presto appetibili per le grandi operazioni di business. Se una semplice telefonata o un puro messaggio di testo (SMS) sono ancora contenitori troppo primordiali per attirare ingenti investimenti pubblicitari, quando i telefoni diventano smart, quando gli strumenti permettono di condividere immagini, audio e video, le cose cambiano.
Tra i due fenomeni: quello di celebrità già note (nel mondo dello spettacolo, dello sport o della musica) che si sono affacciate sull’universo dei social, e quello di volti nuovi che sono diventati celebri grazie ai social, quest’ultimo è di gran lunga il più interessante da analizzare. C’è infatti la percezione che si tratti comunque di persone “come noi”, reali, di cui (tornando all’assunto iniziale) ci si può fidare.
Chiunque abbia un interesse che sia culturale, sportivo, di svago etc. ha piacere di confrontarsi con altri che condividono la sua stessa passione, ciò è umano. Se i social agevolano tutto questo, ben venga.
L’arguzia degli esperti di marketing è stata quella di appropriarsi di questi canali, basati come si diceva sulla fiducia diretta, trasformando di fatto gli utenti finali dei propri prodotti, in testimonial e agenti pubblicitari (inconsapevoli?). Si è capito che la “voglia di vita reale”, di contatti reali, che si andava contrapponendo al mondo dei vip, poteva avere un margine di crescita ben più importante di quello delle “vere” (si fa per dire) celebrità.
Ovviamente la leva agisce sui medesimi meccanismi: senso di appartenenza, emulazione, confronto e/o competitività e, perché no, anche invidia o frustrazione. Ma sempre con la convinzione che si tratti di relazioni reali con persone reali. Poi, da cosa nasce cosa… e persone reali che spopolano sui social, iniziano a promuovere brand, diventano cioè influencer.
Non si è forse capito che quel modello di business da cui si voleva prendere le distanze (quello dei vip) si è in realtà già adattato alle nuove tendenze, fagocitando la nostra “normalità” e dando vita appunto a nuovi vip che non differiscono poi molto da quelli di un tempo.
Perché la cosa funziona? Perché nonostante tutto gli influencer continuano ad essere percepiti come autentici e affidabili da chi li segue.
Che il 10 novembre 2022 venga organizzato il primo “Influence day“, evento interamente dedicato all’influence marketing, non deve stupire. Anzi, verrebbe da chiedersi perchè non lo si è gà fatto prima. Quello che invece colpisce, navigando il sito dell’evento (che avrà luogo al Magna Pars di Milano, ma ovviamente avrà una controparte on-line che sicuramente sarà la più importante) è la presenza tra gli speakers di Eli.Sofi.Twins: la prima coppia di influencer gemelle… virtuali.
Riportiamo un estratto dell’intervista apparsa su Arezzonotizie:
D: Che cosa vogliono comunicare Eli e Sofi? Cosa devono rappresentare per il mondo della rete social due gemelle virtuali?
R: Il nostro creator si è chiesta “Cosa succede quando è la finzione a voler diventare realtà?”. Spesso i fotografi si trovano a dover ritoccare le foto delle modelle sino a farle sembrare finte. Il messaggio che vogliamo mandare è proprio una provocazione facendo diventare reale una modella virtuale. Una delle molte proposte digitali dei social media è l’utilizzo di filtri facciali per foto e video. Questa funzione permette agli utenti di modificare i connotati, eliminare le imperfezioni del viso, di modificare la realtà, quindi abbiamo una finzione, una maschera. Alcuni filtri di bellezza sono in grado di distorcere completamente la realtà e creano un’idea sbagliata e finta del proprio aspetto; infatti, dall’uso spropositato di filtri di questo genere si origina una profonda differenza tra l’immagine reale e quella virtuale. Anche con l’avvento della fotografia digitale e di Photoshop, la differenza tra reale e falso non è più visibile.
Solo una provocazione? Un esercizio di stile? Un divertimento? O una nuova frontiera dell’influence marketing? Ma non eravamo partiti dal passaparola e dalla fiducia?
Al di là degli aspetti puramente tecnici e comunicativi, per i quali comunque ci si deve complimentare con la creator per la sua idea, la cosa su cui riflettere è ovviamente l’aspetto etico. La continua contaminazione di reale e virtuale dove può portare? Se ci si pensa bene, la contaminazione tra messaggio pubblicitario strapagato da parte del vip e consiglio dell’amico avuto via social network, ripropone di fatto lo stesso concetto. Cosa è vita reale e cosa è un “Truman Show”? Il confine è sempre davvero così chiaro? Alla fine non si possono non ricordare un paio di episodi di Black Mirror, il 2° della prima stagione (15 milllion merits), ma soprattutto il 1° della terza stagione (Nosedive – caduta libera) che varrebbe la pena di riguardare, per ricordarci sempre che le tecnologie (tutte, anche quelle di marketing) dovrebbero comunque essere al servizio delle persone. Mai viceversa.